PREVENZIONE LEGIONELLA - RISCHI E STRATEGIE

PREMESSA

Legionella spp è uno degli agenti eziologici di polmonite batterica e deve il suo nome all’epidemia di polmonite che si verificò tra i partecipanti ad una riunione dell’American Legion nell’estate del 1976 a Philadelphia: tra gli oltre 4000 veterani presenti, (chiamati appunto “Legionnaires”),  221 si ammalarono e 34 di essi morirono; solo in seguito si scoprì che la malattia era stata causata da un “nuovo” batterio, denominato Legionella, che fu isolato nell’impianto di condizionamento dell’hotel dove i veterani avevano soggiornato. 

Legionella penetra nell’ospite attraverso le mucose delle prime vie respiratorie, in seguito ad  inalazione di aerosol contaminati o  più raramente di particelle di polvere da essi derivate per essiccamento o aspirazione di acqua contaminata.

Una volta penetrati nell’organismo, i batteri raggiungono i polmoni dove vengono fagocitati dai macrofagi alveolari, che però non sono in grado di ucciderli o di inibirne la crescita: le legionelle riescono infatti ad eludere i meccanismi microbicidi dei fagociti e si moltiplicano all’interno di questi fino a provocarne la lisi, con il conseguente rilascio di una progenie batterica che può infettare altre cellule.

L’infezione causata dal batterio Legionella viene indicata con il termine generale di “legionellosi”

La legionellosi può presentarsi in tre distinte forme:

  • La Malattia dei Legionari è la forma più severa dell’infezione, con una letalità media del 10%, che può arrivare fino al 30-50% nel caso di infezioni ospedaliere, e si presenta come una polmonite acuta difficilmente distinguibile da altre forme di infezioni respiratorie acute delle basse vie aeree. La Malattia dei Legionari si manifesta dopo un’incubazione di 2-10 giorni con disturbi simili all’influenza come malessere, mialgia e cefalea cui seguono febbre alta, tosse non produttiva, respiro A volte possono essere presenti complicanze come ascesso polmonare ed insufficienza respiratoria. Inoltre possono comparire sintomi extrapolmonari utili ad indirizzare la diagnosi, quali manifestazioni neurologiche, renali e gastrointestinali.
  • La Febbre di Pontiac è una forma simil-influenzale che deve il proprio nome ad un’epidemia acuta febbrile verificatasi nell’omonima località del Michigan (USA) nel 1968. Si presenta come una malattia acuta autolimitante che non interessa il polmone: dopo un periodo di incubazione di 24-48 ore compaiono febbre, malessere generale, mialgia, cefalea ed a volte tosse e gola arrossata.

La prima epidemia di Febbre di Pontiac è stata causata da L. pneumophila di sierogruppo 1 ( Kaufmann AF et al, Am J Epidemiol 1981;114:337-47), mentre epidemie successive sono state attribuite a L. feeleii (Herwaldt LA et al, Ann Intern Med 1984;100:333-8), L. micdadei (Goldberg DJ et al, Lancet 1989;1:316-8) e L. anisa (Fenstersheib MD et al, Lancet 1990;336:35-37).

  • L'infezione può manifestarsi anche in forma subclinica, cioè senza comparsa di sintomi clinici, e si evidenzia solo con il riscontro di anticorpi anti-Legionella spp in assenza di episodi di polmonite e/o forme simil-influenzali.

 

I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

Il rischio di acquisizione della malattia dipende dalle caratteristiche del batterio, dalla suscettibilità individuale e dalle condizioni ambientali. 

  • Microrganismo: la patogenicità è legata alla concentrazione del batterio, anche se nel caso di Legionella non è nota la dose minima infettante, alla virulenza del ceppo e alla sua capacità di sopravvivenza e moltiplicazione all’interno dei macrofagi.
  • Ospite: sono considerati più a rischio i soggetti di sesso maschile, di età avanzata, fumatori, consumatori di alcool, affetti da malattie croniche (broncopneumopatie ostruttive, malattie cardiovascolari e renali, diabete, ecc.) e con immunodeficienza acquisita in seguito ad interventi terapeutici (trapianti d’organo, terapia con steroidi e antitumorali, ecc.) o infezione da HIV.
  • Ambiente: tra i fattori di rischio ambientali sono di particolare rilevanza la modalità, l’intensità ed il tempo di esposizione.

 Giocano altresì un ruolo importante:

  • alcune caratteristiche dell'acqua:

- temperatura compresa tra 25 e 45°C

- presenza di alghe ed amebe che forniscono nutrimento e protezione, anche in condizioni di temperatura elevata ed in presenza di biocidi

- presenza di sostanze biodegradabili che favoriscono la formazione del biofilm

- concentrazione di alcuni elementi in traccia (ferro, rame, zinco, ecc.)

  • alcune caratteristiche dell’impianto idrico:

- fenomeni di ristagno/ostruzione che favoriscono la formazione del biofilm

- formazione di incrostazioni e depositi calcarei che offrono riparo dai disinfettanti

- impianto di riscaldamento di tipo centralizzato dotato di estese reti di condutture, punti di giunzione e rami morti

- presenza di un serbatoio di accumulo dell’acqua e di un sistema di ricircolo

- fenomeni di usura e corrosione

- vibrazioni o cambiamenti di pressione nel sistema idrico in seguito ad interventi di ristrutturazione interni e/o esterni all’edificio.

 

LA PREVENZIONE

Allo scopo di sensibilizzare i medici e fornire loro indicazioni utili ad affrontare il problema, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha predisposto delle linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi (GU n.103 del 5 maggio 2000), nelle quali vengono descritte le modalità della sorveglianza e le possibili strategie di intervento da attuare sia in ospedali e case di cura che in strutture comunitarie (alberghi, campeggi, navi, impianti sportivi, piscine, ecc.), in assenza o in presenza di casi. Nel 2005 l'ISS ha predisposto delle linee guida specifiche per i gestori di strutture turistico-recettive e termali  (GU n.29 del 5 febbraio 2005).

L’ European Working Group for Legionella infections (EWGLI) ha predisposto delle linee guida europee per il controllo e la prevenzione della legionellosi associata ai viaggi, che offrono procedure standardizzate per prevenire, identificare e notificare le infezioni da Legionella nei viaggiatori. Queste linee guida, operative da luglio 2002 e revisionate nel 2005, vanno ad integrare le linee guida nazionali già esistenti e servono da guida per quei paesi che ancora non ne hanno elaborate di proprie.  Da aprile 2010 l'EWGLINET è finanziato e coordinato dall'European Centre for Disease prevention and Control (ECDC) ed è stato rinominato   ELDSNet (European Legionnaires' Disease Surveillance Network). A settembre 2011 sono state pubblicate le nuove Linee Guida:

  • "European Legionnaires´ Disease Surveillance Network (ELDSNet) Operating Procedures, ECDC Technical Document"
  • "ESGLI/EWGLI Technical Guidelines for the Investigation, Control and Prevention of Travel Associated Legionnaires' Disease"

Le linee guida sono da considerarsi un insieme di suggerimenti tecnico-pratici per ridurre al minimo il rischio legionellosi.

 

GESTIONE DEGLI IMPIANTI IDROSANITARI

(tratto dalle "Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi")

a) la temperatura dell'acqua fredda non dovrebbe essere > 20°C. Qualora l’acqua distribuita attraverso la rete idrica superi il suddetto valore si possono creare condizioni per la moltiplicazione di Legionella anche in tale rete. Qualora presente, tale criticità e il possibile rimedio devono essere considerati nella valutazione del rischio, applicando adeguate misure di disinfezione;

b) se praticabile, ispezionare periodicamente l'interno dei serbatoi d'acqua fredda: nel caso ci siano depositi o sporcizia, provvedere alla pulizia, e comunque disinfettarli almeno una volta l'anno con 50 mg/L di cloro residuo libero per un'ora. La stessa operazione deve essere effettuata a fronte di lavori che possono aver dato luogo a contaminazioni o a un possibile ingresso di acqua non potabile. Nel caso in cui la disinfezione per iperclorazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido (ad es. disinfezione su base continua da applicarsi sulla tubazione di reintegro al serbatoio);

c) svuotare e disinfettare (se necessario anche disincrostare) i bollitori/serbatoi di accumulo dell'acqua calda sanitaria (compresi i boiler elettrici) almeno due volte all'anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio. Nel caso in cui tale sanificazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido;

d) disinfettare l’impianto dell'acqua calda sanitaria con cloro ad elevata concentrazione (cloro residuo libero pari a 50 mg/L per un'ora o 20 mg/L per due ore) o con altri metodi di comprovata efficacia, dopo interventi sugli scambiatori di calore. Nel caso in cui la disinfezione per iperclorazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido;

e) ispezionare mensilmente i serbatoi dell'acqua sanitaria. Accertarsi che tutte le coperture siano intatte e correttamente posizionate;

f) accertarsi che eventuali modifiche apportate all'impianto, oppure nuove installazioni, non creino rami morti o tubazioni con scarsità di flusso dell'acqua o flusso intermittente. Ogniqualvolta si proceda a operazioni di disinfezione, occorre accertarsi che siano oggetto del trattamento anche i rami stagnanti o a ridotto utilizzo, costituiti dalle tubazioni di spurgo o prelievo, le valvole di sovrappressione ed i bypass presenti sugli impianti;

g) ove si riscontri un incremento significativo della crescita microbica che possa costituire un incremento del rischio legionellosi, utilizzare appropriati trattamenti disinfettanti;

h) provvedere, se necessario, a applicare un efficace programma di trattamento dell’acqua, capace di prevenire sia la formazione di biofilm, che potrebbe fungere da luogo ideale per la proliferazione della Legionella, sia la corrosione e le incrostazioni che, indirettamente, possono favorire lo sviluppo microbico;

 

LISTA DI CONTROLLI PER I RESPONSABILI DELLE STRUTTURE

 

  • Effettuare la valutazione del rischio per la struttura
  • Dotarsi di manuale di autocontrollo
  • Verificare periodicamente che la temperatura dell’acqua calda sia maggiore di 50°C

Qualora per motivi tecnici i limiti non siano rispettati, attuare quanto previsto nel piano di autocontrollo (sessione di campionamento e programmazione interventi)

  • Verificare periodicamente che la temperatura dell’acqua fredda sia inferiore di 20°C

Qualora per motivi tecnici i limiti non siano rispettati, attuare quanto previsto nel piano di autocontrollo (sessione di campionamento e programmazione interventi)

  • Effettuare la pulizia periodica dei diffusori delle docce, dei rompigetti dei rubinetti e simili

Mantenerli puliti e privi di incrostazioni sostituendoli all’occorrenza

  • Effettuare la pulizia periodica dei filtri e delle bacinelle di raccolta della condensa dei condizionatori

Qualora per motivi tecnici i limiti non siano rispettati, attuare quanto previsto nel piano di autocontrollo (sessione di campionamento e programmazione interventi)

  • Effettuare la pulizia periodica dei serbatoi dell’acqua calda

Svuotare, disincrostare e disinfettare i serbatoi di accumulo dell’acqua calda (compresi scalda acqua elettrici)

ripristinare il funzionamento solo dopo accurato lavaggio

Qualora per motivi tecnici la pulizia non venga effettuata, attuare quanto previsto nel piano di autocontrollo (sessione di campionamento e programmazione interventi)

  • Effettuare la pulizia periodica dei serbatoi dell’acqua fredda

Se possibile, ispezionare mensilmente l'interno dei serbatoi dell'acqua fredda e nel caso ci siano depositi o sporcizia provvedere alla pulizia

Disinfettare almeno una volta l'anno con 50 mg/l di cloro per un'ora

la stessa operazione deve essere effettuata a fronte di lavori che possono aver dato luogo a contaminazioni o a un possibile ingresso di acqua non potabile;

NB: qualora per motivi tecnici la pulizia non venga effettuata, attuare quanto previsto nel piano di autocontrollo (sessione di campionamento e programmazione interventi)

  • Effettuare l’ispezione periodica dei serbatoi dell’acqua e delle tubature visibili

Accertarsi che tutte le coperture siano intatte e correttamente posizionate; (ove si riscontri la crescita di alghe e di film biologico utilizzare appropriati trattamenti biocidi)

  • Effettuare le analisi dell’acqua

All’apertura nel caso di strutture stagionali; negli altri casi la periodicità è da stabilire al seguito della valutazione dei rischi

 


Rivolgiti solamente a consulenti che ti GARANTISCONO il lavoro; ELITE SRL è dotata di polizza che copre tutti gli eventuali errori commessi. Chi ti offre questa garanzia?

Chiamaci per un controllo gratuito al numero 0544 456215.